Il Manifesto

L’idea di orto urbano nasce dall’esigenza di tornare al contatto con la terra e i cicli delle stagioni. I cittadini hanno ormai perso il rapporto con la natura perché possono approvvigionarsi di cibo attraverso la grande distribuzione, i mercati rionali, i negozi di prossimità. La voglia di coltivare in proprio gli ortaggi non risponde tanto a un bisogno primario di alimentazione, quanto al desiderio di riappropriarsi di competenze e “saperi” che col tempo e la modernità sono andati persi.

È quindi importante stabilire dei punti fermi che guidino il lavoro degli “Ortisti Resistenti” fin dalle prime fasi. Punti fermi condivisi che dovranno essere la nostra guida e che ci aiuteranno ora e in futuro a tenere bene in mente i motivi che ci hanno portato a lavorare la terra, eccoli:

  • Metodi di coltivazione attinenti alla protocollo biologico (per quanto possibile in contesto urbano)
  • Utilizzo di sementi e cultivar che non siano OGM o ibride (F1), con lo scopo di produrre e conservare sementi che potranno essere utilizzate nelle stagioni successive
  • Lotta integrata a parassiti e malerbe: sono ammessi i trattamenti utilizzati nell’agricoltura biologica (prodotti e concimi certificati)

Oltre alle “regole di coltivazione” è bene stabilire alcune modalità di gestione e organizzazione. L’Orto Pedagogico Resistente nasce per soddisfare un bisogno di contatto con la terra e la natura, ma vuole rispondere anche ad altri grandi bisogni a cui le realtà cittadine rispondono sempre meno:

  • Socialità
  • Condivisione
  • Aggregazione
  • Conoscenza di ciò che si mangia e dell’impegno che serve per ottenerlo
  • Sensibilizzazione della cittadinanza
  • Educazione ambientale (soprattutto dei più piccoli)